Diario
:9-06-2008
Il mio amico Dino Oggi sono stato al funerale del mio amico Dino Ottoboni. Tanti di voi avranno notato i suoi messaggi; mentre facevo il record lui combatteva la sua battaglia contro la malattia, e tifava per me.
Dino l'ho conosciuto sul molo di Madeira, una sera di dicembre. E' arrivato in aereo portandomi una sartia bassa per sostituire quella che avevamo rotto nei giorni precedenti durante una tempesta. Siamo entrati subito in confidenza perchè il suo carattere, solare, e la sua simpatia hanno aperto tutte le porte a me e agli altri 11 componenti dell'equipaggio.
Tutti assieme abbiamo atraversato l'atlantico fino in Martinica, ma tra me e Dino si è stabilito un rapporto stretto perche abbiamo sognato assieme nuove avventure.
La sua passione era grandissima e la sua competenza anche. Al momento aveva un barca che poi ha venduto, ne stava preparando un altra il suo giro del mondo. Abbiamo parlato di tutto: delle barche, della navigazione, dei marinai e poi, serata dopo serata, di noi, della nostra vita e dei nostri sogni.
Era un grande lavoratore, uno che ha iniziato guidando un furgone ed è arrivato ai vertici del mondo delle spedizioni e a fare consulenze di logistica alle aziende. Uno che ti faceva vedere come, con la serietà e l'impegno, si va avanti e si arriva dove si vuole, e sopratutto che ti faceva vedere che se rimani anche allegro e contento è ancora meglio.
Dino mi è stato vicino come pochi altri in questi ultimi tre anni, che per me sono stati difficili perchè non riuscivo a trovare uno sponsor per il mio programma. Si è speso di persona, mi ha dato consigli, ha pensato e riflettuto oltre ogni richiesta come se fosse un problema suo, perchè ci ha creduto.
Io gli voglio bene davvero e ho sognato che ci saremmo incontrati, ognuno con la sua barca, in qualche atollo del Pacifico. Con me ha navigato più di una volta ed è stato uno dei pochi a venire a bordo di Elmo's Fire a San Blas. Con Patrizia, la moglie, e Simone suo figlio siamo stati assieme una settimana, tra una palma e un'immersione....tra una risata e l'altra.
L'altra grande passione di Dino era la sua Harley, faceva raduni a tutto spiano e ci è andato dappertutto. Oggi c'erano i suoi amici, fuori dalla chiesa, alla fine della funzione, quando è uscito, le moto hanno rombato per un minuto in segno di saluto. Io lì non ce l'ho fatta più perchè mi commuovo facilmente è ho sentito il rumore dell'amicizia, il ricordo delle "zingarate" tutti assieme, ho sentito il valore di avere una passione e dividerla con gli altri.
"Ciao Pirla..." mi salutava così. Oggi Simone mi ha detto che l'ultima cosa che gli ha detto di me è stata: "Stringigli la mano e digli che è un pirla".
Io ho capito Dino, mi aspetterai alla partenza della "grande traversata".
La rotta la farai tu.
:16-05-2008
A casa"Knock, knock, knocking on heaven's door... ". Cantava Bob Dylan, uno dei miei preferiti allora come adesso. Avevo trovato “Pat Garret e Billy the Kid” tra i 33 giri di mia madre. Non ne sapevo abbastanza, ero uno sbarbatello, anzi un bambino, avrò avuto 10/12 anni. Ascoltavo la musica, il "sound", il ritmo; non capivo neanche l'inglese, non sapevo che tutto ciò era imbevuto di un discorso sociale, politico. "Here comes the story of the Hurricane...". Dopo un po’ di anni è uscito “Desire"; ero più grande, avevo capito… non tutto, ma quanto basta: Billy the Kid e Rubin "Hurricane" Carter, due figure diverse, uno un bandito e l'altro un detenuto innocente. Bella musica in entrambi i casi, riusciva perfino a nascondere la fastidiosissima voce di Bob Dylan. Credo che quello che ha suscitato dentro di me era ed è una sensazione: libertà.
Io non ho mai avuto particolari motivi per sentirmi stretto nella mia vita o oppresso da famiglia, sistema, città, lavoro. Ho sentito sempre e solo un istinto, come un animale. Il mio istinto mi diceva e mi dice: VAI!!!. Vai, perché una volta eri un pellerossa con il suo cavallo nella prateria, vai perché una volta eri un cacciatore che inseguiva la sua preda per giorni, vai perché una volta eri un navigatore che partiva con la sua piroga per trovare l'isola sperduta dove vanno a morire i navigatori.
Ok ragazzi sono tornato a casa l'altro ieri sera e ho ascoltato un paio di dischi.
Adesso devo ripartire, o meglio mi devo organizzare.
Già funziona così la faccenda, ti devi organizzare perché non è che la barca attrezzata e pronta la trovi pestando i piedi o dicendo "lei non sa chi sono io". Non è che la tua squadra tecnica o di comunicazione, sia pronta li a guardarti aspettando che tu dica dove si va adesso. Hai vinto hai raggiunto l'obbiettivo; non conta quasi niente, in ogni caso devi ricominciare da capo... o quasi:
Siccome la filosofia che ho scelto, e portato avanti con il sito web, la serie TV "Dakar Guadalupa" e il libro "La grande Onda" che uscirà a fine anno, è quella di farvi vedere da dentro come funziona un team velico, cosa c'è dietro, continuo anche adesso, nel momento in realtà più difficile. La vela oceanica è anche questo anzi sopratutto questo: un sogno, una volontà di ferro, convincere un sacco di gente.
Adesso basta fregnacce, torniamo a noi. Ci ho messo una vita a tornare a casa da Guadalupa, perché c'erano le vacanze del 25 aprile 1 maggio ed era tutto bloccato. Quando finalmente sono riuscito a organizzare il container ho scoperto che c'era pure la vacanza francese di Pentecoste. Il primo aereo disponibile era il 18 maggio, dopo 4 giorni di lista d'attesa sono riuscito a partire.
Nel momento stesso in cui ho messo il primo piede fuori dall'aeroporto di Malpensa e ho acceso il telefono, è ricominciata la "caccia" alla prossima partenza. La prima telefonata è giunta un paio di secondi dopo, si trattava di organizzare l'incontro con uns grandissima azienda che inseguo da anni. La sera stessa poi ho partecipato alla serata conclusiva di una prova del torneo di golf organizzata, a Carimate, da Audemars Piguet .
E' stato un grande piacere rivedere Franco Ziviani e sua moglie Graziella e Virginia Manera, che si occupa delle relazioni esterne. Sono loro quelli che più di ogni altro hanno reso possibile mai impresa. E' stata una bella serata, una cena mugnifica, la prima italiana.
La mattina dopo verso le 11 ho varcato la porta della Citroen Italia in via Gattamelata a Milano. Eugenio Franzetti, Marco Freschi, Valentina Messa, Pietro Carminati e Walter Brugnotti, responsabile delle relazione esterne, mi hanno accolto con grandissimo calore. Sono loro che hanno valutato, approvato e consentito. Sono loro che poi hanno organizzato, seguito e portato a termine assieme a me, la partecipazione di Citroen e la fornitura del C-Crosser che ci ha portato e riportato da Dakar e che, praticamente illeso, ho di nuovo a mia disposizione.
In entrambi i casi, dopo aneddoti e racconti, siamo passati alla valutazione dell'operato e del lavoro che tutta la squadra ha portato avanti. Mi sembra che il risultato sia stato raggiunto ma lo vedremo con la valorizzazione della raccolta stampa e tv. Subito dopo abbiamo guardato avanti.
C'e la volontà di continuare, ma da questo alla firma di un nuovo contratto non è cosi semplice ne è garantito il poterci riuscire.
Ma continuare cosa?
Allora ragazzi, ecco il piano. Mi sono divertito al di sopra di ogni aspettiva scoprendo un tipo di vela in cui, con l'esperienza di navigatore/comunicatore ho visto e trovato molto di più di quello che credevo. Tra i tanti messaggi di sostegno ho avuto quelli di Gregory Homann, un tedesco che vara tra poche settimane il suo 20 piedi oceanico. Il sito è www.atlantic-solo.com ma in questi giorni ogni tanto funziona ogni tanto no. Greg parte dalle Canarie in autunno per tentare di battere il record esistente di 13gg e 17h.
Un’altra riflessione è che, prima di tentare di battere il record in doppio sulla rotta Dakar Guadalupa, devo acquisire più esperienza ed affiatamento con percorso e barca. Il record in doppio è molto difficile da battere, 11gg e 11h sono un tempo, come si suol dire, da Record. Infine per navigare in due ci vogliono piccole modifiche alle terrazze. Inutile farle e poi disfarle per navigare ancora in solitario.
Ci vuole anche un evento italiano perché voglio portare Royal Oak in mezzo al pubblico, anche se c'entra poco con quello che andremo a fare in oceano e non sarà un esperienza vincente. Royal Oak è un F20 fatto per l'oceano e quindi sicuramente più lento ed evolutivo di quelli fatti per le regate di boa.
In poche parole si delinea un programma fatto così:
2008
settembre: Centomiglia del garda
novembre; partenza sempre in auto più carrello per le Canarie
dicembre: Las Palmas-Guadalupa in solitario e spero in un duello con Greg Homann in modo da darci e darvi ancora più emozioni.
2009
-marzo viaggio Italia-Dakar ma questa volta via Tunisia, Algeria e Senegal.
-aprile: Dakar Guadalupa in doppio.
Ma con chi? Bella domanda. In realtà ci ho pensato per tutta la traversata. Ho una rosa di donne più che una di uomini. Il motivo è il peso ma anche la particolare abilità di tre candidate, sparse un po’ per tutto il mondo. Si parla dunque di dover attraversare ancora due volte l'oceano. Possiamo quindi ricominciare ad avere paura, in modo da organizzarci al meglio, di prepararci a risolvere il previsto e l'imprevisto. Ma prima dobbiamo ricomporre la squadra, perché ognuno è giustamente già ripartito per la sua strada e quello che ci crede sono sempre e solo io, e in misura un poco minore Gerolamo di INTV-production che con me è il regista di tutta questa storia. Ma tutti hanno una propria vita e voglia di cambiare.
Qui c'e da ricominciare da capo e non sarà uguale. Come in qualsiasi operazione, alcune cose sono andate altre no, cambieranno gli apporti delle aziende e c'e un’esperienza su cui lavorare. Io sono in continuo miglioramento e smonto anche le mie credenze personali se verifico che bisogna fare così.
Ecco le cose con cui mi trovo a che fare in questi giorni... e poi c'e da riaprire e ripulire una casa che è stata due mesi ferma, passare del tempo con i miei figli, fare una visita ad Elmo's Fire che se ne sta tutto solo sulla banchina di Olbia. Vedere se riusciamo a finire le ultime 6 stanze dell'agriturismo che è più bello che mai. Un bel viaggio in Hymalaia tanto per cambiare un po’ panorama
Ce la faremo?.
Rimanete sintonizzati e lo sapremo nelle prossime puntate.
Vittorio
:29-04-2008
Signori, signore, amici, colleghi, avversari, sconosciuti...Ciao a tutti,
sono arrivato ieri sera. E’ stata la più bella navigazione della mia vita, credo di essere riuscito a planare su quasi tutte le onde dell’Oceano Atlantico, e anche la più facile, ma soprattutto la più emozionante di tutte.
Me la sono goduta dall’inizio alla fine, ho preso gradatamente confidenza con la barca e l’ho portata al massimo. Ci sono state notti in cui mi sembrava di essere su un’astronave lanciata nell’iperpazio, tanta era la velocità e l’adrenalina.
Prima di proseguire con il racconto volevo ringraziare tutti per le centinaia di messaggi ricevuti. Ho sempre risposto a tutti ma credo che ai 650 che ho visto oggi dovrò dare una risposta comune.
Signori, signore, amici, colleghi, avversari, sconosciuti che mi avete scritto: siete stati il goal più bello di tutta questa operazione. La filovia del team è stata quella di raccontarci senza veli errori, paure, scemenze, litigi, tutto incluso. Ci piace tanto fare quello che facciamo e avevamo l’obbligo e il piacere di raccontare a tutti la nostra giornata e la nostra avventura. Abbiamo ricevuto in cambio la forza più grande tutte, il sostegno e il supporto di oltre un migliaio di persone che hanno scritto in tutti i modi possibili “VAI UGOOOOOOOO!!”.
Io vi ho portato con me per tutti 13 giorni e rotti della nostra navigazione, spero che non vi siate fatti niente nella scuffia e che vi siate divertiti come me. Il nostro sito ha funzionato molto mi dicono, i video di Dakar-Guadalupa sono tra i video di vela più cliccati della Rete e destano più interesse di operazioni assai più grandi della nostra. I clic su You Tube e sul sito vengono da persone di ogni tipo ed età. E il regalo più bello che potevo ricevere e vi assicuro che è stato determinante a convincermi a dare il massimo, a dormire di meno a tirare di più, perchè non volevo deludere i miei nuovi e vecchi amici. Grazie e a tutti vorrei conoscervi uno per uno e tanti vi conosco già. Farò il possibile per fare un giro di circoli velici nei prossimi mesi e magari incontrare qualcuno di voi.
Se vi serve qualcosa nel mondo della vela un consiglio, uno sconto, qualsiasi cosa, non esitate. Il mio obiettivo era proprio quello di essere in tanti e rimanere amici.
No, non ho mai avuto paura, neanche quando ho scuffiato. Sì, alla fine ce l’ho fatta, dopo una notte di sfidare la legge di stabilità degli scafi, puntando i cavi delle onde come un kamikaze e cercando di trovare il limite della barca, cosa che poi mi sarebbe tornata utile in caso di vera tempesta. Alla fine mi sono arreso. Sito Aviles ha fatto una barca che non scuffia, ho pensato. All’alba una raffica spuntata dal nulla ha sancito che c’e un limite anche alle cazzate che uno può pensare, e, un nanosecondo dopo, sono caduto passando attraverso la mia stupenda randa Neil Pryde, come una tigre nel cerchio di fuoco. Un’ora dopo ero già lì che andavo giù dalle onde a manetta, anche se notevolmente più timorato della natura e delle leggi della fisica. In pochi giorni tutto ciò si è di nuovo trasformato in un “randa piena e gennaker perentorio”.
Ad un certo momento mi è caduto il telefono satellitare in mare. Da imbecille, quale sono, sono rimasto senza la possibilità di comunicare e soprattutto senza il contatto con Pierre Lasnier in vista della parte più difficile del percorso. Basandomi sulle ultime info avute da lui e da Gerolamo ho pensato e pensato fino a creare un modello matematico, nel mio cervello, con relativa visualizzazione del movimento meteo in corso. Chiudendo gli occhi vedevo chiaramente un’animazione con l’Anticiclone che prima si comprimeva verso sud per un passaggio di depressione al suo nord e che poi, info di Pierre, verso martedì si sarebbe spostato verso Ovest/Nord Ovest. In pratica ho mantenuto il bordo al lasco a salire cercando di muovermi con lui. Un paio di giorni dopo ho capito, dalle nuvole e da altri segni che se avessi continuato sarei rimasto impantanato nel suo centro. Ho strambato e sono uscito per il rotto della cuffia.
Dopodiché, strambate su strambate, sono andato avanti, con il vento in calando, fino a destinazione. La beffa finale, colpa mia, dell’emozione e di una preparazione frettolosa, è che mi ero annotato sul GPS un arrivo in altro porto dell’isola. Sono rimasto circa 3 ore e mezza, più una mezzora in più per arrivarci, perchè era più lontano, a cercare di capire cosa era successo. Fate conto che la Guadalupa ha più luci di Genova e per cui non si capiva un bel niente. Alla fine ho visto una luce rossa che mi piaceva e mi ci sono diretto. Dopo 5 miglia di bolina, l’unica che ha fatto la barca nella sua vita e speriamo che continui così, ho trovato arrivo e amici.
Ed è finita la magia.
Ci sono tanti retroscena, in tutta questa storia, che non vi posso raccontare adesso, molti sono da ridere, altri no. Uscirà un libro, edito da Longanesi che si chiama “La grande onda”. Lì ve la canto tutta per filo e per segno e ne scoprirete delle belle.
La cosa importante è che sia andato tutto bene, a bordo di Royal Oak non si è rotto niente, sono vivo e molto contento, e mi sembra che siamo riusciti a comunicare in maniera superiore alle aspettative, ma saranno i risultati delle raccolta stampa e tv a dirlo. In poche parole confido che tutto questo grande sforzo economico e di energie personali, soprattutto le mie e quelle di Maurizio Cazzini che ha terminato proprio lo stesso giorno l’avventura del rientro dal Senegal a Gubbio con l’ottimo C Crosser e il carrello, ci porterà a nuove avventure ed a un futuro di lavoro ed emozioni per noi e per tutti.
Il diario non finisce qui perché l’avventura continua. Royal Oak sarà esposto alla Citroen Guadalupa qualche giorno e poi rientra in Italia. Siamo già in pista per tentativo sempre sulla ritta Dakar-Guadalupa il prossimo inverno ma questa volta in doppio e poi nella prossima primavera da Gran Canaria a Guadalupa un'altra volta in solitario.
Verso fine maggio ci sarà una grande festa all’agriturismo di Valdichiascio e poi vorremmo apparire alla Centomiglia e in qualche evento in cui sia possibile portare Royal Oak a contatto con il pubblico italiano.
Insomma noi continuiamo il viaggio, se ci volete accompagnare anche questa volta sarà un immenso piacere.
Ciao a tutti
Vittorio
:21-04-2008
Una rotta al microscopioIl Diario di oggi è scritto da Enrico Malingri, fratello di Vittorio e esperto navigatore come tradizione di famiglia.
Analizzando i dati del trasmettitore satellitare di Vittorio, Enrico ha voluto, un po' per gioco un po' per farci vivere più da vicino come funziona la navigazione oceanica, interpretare le medie orarie ricostruendo in una tabella la condotta di navigazione notturna di Vittorio...Analisi della velocità media e della notte passata di Ugo, basata su:
1. Dati argos.
2. Conoscenza biologica del soggetto nelle navigazioni fatte insieme.
3. Conoscenza delle fasi dell'Aliseo in Atlantico.
20 > 21 = 9,03 miglia marine (ancora pistava al buio, forse anche rinforzo vento serale, tipico aliseo)
21 > 22 = 10,16 miglia marine (come sopra)
22 > 23 = 7,12 miglia marine (Inzio riposo e un po' di prudenza notturna, forse giro vento da E.)
23 > 24 = 6,83 miglia marine (Come sopra)
24 > 01 = 7,6 miglia marine (Come sopra con attimo di risveglio e check)
01 > 02 = 6,3 miglia marine (Riposo e prudenza notturna vento da Est , stringe il vento con la rotta)
02 > 03= 6,04 miglia marine (Come sopra, riposo intenso, cullato dalla luna quasi piena)
03 > 04 = 6,03 miglia marine (Come sopra)
04 > 05 = 10,20 miglia marine (Il vecchio guerriero si alza e accelera. Il suo tipico turno in famiglia è sempre stato dalle 03 alle 06)
05 > 06 = 10,45 miglia marine (Come sopra)
06 > 07= 10,02 miglia marine (Tutto procede)
07 > 08= 8,39 miglia marine (Forse riduzione di vela temporanea per mangiucchiare qualcosa, stima della posizione con GPS portatile, contatto con Lasnier)
8-04-2008
A DakarEccoci qui a Dakar installati nel nostro tee-pee, come chiamiamo il piccolo bungalow. Siamo nel villaggio turistico in disuso, da dove sono partiti Gancia e Miceli e poi anche i grandissimi Benoit e Pier Ives di Archy Factory, attuali detentori del record in doppio.
Royal Oak è in acqua, e abbiamo navigato, ieri sera prima del tramonto, in un'esplorazione della baia. E' stato un montaggio più lungo del solito perchè abbiamo fatto tutto con un po’ più di cura, le siliconature dei bulloni delle traverse, il montaggio del nostro mini-impianto elettrico. Con le mie solite mani troppo forti ho rotto l’attacco del pistone del pilota e adesso ne abbiamo rifatto uno in carbonio, che ci da maggiori garanzie. Certo che se rompi una cosa che deve timonare la tua barca con le mani non c’e da aspettarsi moltissimo in mare. In effetti, in stile Minitransat, bisogna migliorare la tenuta all’acqua di tutto, con riempimenti di resina, siliconature anche all’interno degli apparati, ecc. I trucchi sono tanti e ci vuole l’eperienza acquisita o “rubata” agli amici navigatori dopo una vita di chiacchere alle partenze e agli arrivi delle regate oceaniche. Un consuntivo di migliaia di birrette, specialmente quando si parla francese. Ma tutto serve e alla fine confluisce in qualcosa che va a vela, ad oltre venti nodi.
E così siamo partiti in tre, 20 nodi con raffiche a 25, fiocco e una mano e via su uno scafo. Tra risate e lascate di scott per non ribaltarsi. Ci siamo riusciti poco dopo, sottovento alla spiaggia all’altra parte della baia. Dopo una corsa folle a più di 20 nodi. Alla fine siamo rimasti come i gatti, tutti appesi alla terrazza sopravvento. Prima io, Mauri poi Cesare ci siamo tuffati evitando randa e boma. Poi tra le risate e le pacche sulle spalle, abbiamo provato la modifica al tubo di raddrizzamento, che avevamo allungato di un paio di metri. Ok dopo essermi spenzolato un po' la barca si è raddrizzata con la randa a riva, e questo vuol dire che con la randa giù viene su bene.
Ripartiti come schegge verso il piccolo porticciolo che ci ospita, navigavamo nella fioca luce della sera, ad un certo punto abbiamo preso una delle reti filanti che costellano la baia. Cesare il primo verso prua è stato catapultato in acqua e noi siamo passati oltre la rete con la barca a posto. Una volta al vento lo abbiamo aspettato, ma lui non ce la faceva perchè derivavamo veloci. Abbiamo virato e appena le vele sono passate dall’altra parte ci siamo incasinati e abbiamo preso un'altra rete. Via ribaltamento numero due, raddrizzamento ancora più veloce.
Risate e reti a parte, era quello che cercavamo, il nostro lavoro consiste nell’essere pronti e nel preparare la barca a ogni evenienza. Il metodo, a casa Malingri, è sempre stato quello di buttare i bambini nell’acqua e aspettare che imparino a nuotare. Crudele ma velocissimamente produttivo.
In due ore la nostra lista dei lavori si è allungata di piccoli accorgimenti, legature, modifiche quasi impercettibili ma determinanti.
Da domani si esce invece con un altro spirito e cioè quello di simulare la navigazione reale che mi aspetta. Ben terzarolati e prova di pilota, di manovre di gestione della vita di bordo. Sicuramente metterò fuori il naso anche dal Capo Verde per vedere che onde ci sono e come ce la caviamo lì in mezzo.
Nessuna notizia da Pierre, intanto mio fratello Francesco e i suoi amici, si battono contro 55 nodi di vento di bolina da quasi una settimana nell’Atlantico del nord. “Vito”, il loro Columbia 59 che stanno riportando dagli Stati Uniti, è una buona barca ma devono essere parecchio stanchi. Questa stessa perturbazione sta rallentando la mia partenza che non sarà di sicuro prima del 12 aprile.
Vi tengo informati… e stasera una altro bel parago di 10 kg, abbrustolito sulla griglia, davanti al nostro tee-pee.
Vittorio

:2-04-2008
In Senegal! Siamo arrivati, e l’ultimo pezzo è stata proprio dura. Siamo scesi per il Western Sahara e per la Mauritania a palla di fucile, con il nostro C-Crosser che ha trainato Royal Oak e il suo pesante carrello... panorama bellissimo, umanità desolata e triste. Alla frontiera di La Guira tra il Marocco e la Mauritania siamo passati in scioltezza dalla parte marocchina e un po' più avventurosamente in quella Mauritana.
Dopo una notte a Nouhadibou a casa di Abdallah, ex calciatore della nazionale e quindi privilegiato e scolarizzato, ci siamo fatti un’idea della vera situazione Parigi-Dakar. In poche parole hanno trovato oro e petrolio e hanno tagliato fuori i francesi, facendo accordi con spagnoli e altri. Ragion per cui un assalto e conseguente omicidio di 4 francesi – in gita troppo ad est e vicino all’Algeria, molto lontano dalla rotte battute e senza guide – commesso con grande probabilità da parte di profughi in viaggio verso l'Europa, ha dato il motivo per tagliarli fuori dalla famosa competizione motoristica.
Dopo la Coppa America, affonda la Parigi-Dakar che si rumoreggia, sarà traslocata in Sud America.
Ho saputo che i ragazzi di Alinghi si sono ribaltati su Foncia, il trimarano di Alain Gautier durante un allenamento. Niente di strano era successo anche a noi, anche se in una situazione piu’ complessa perche’ eravamo in mezzo all’oceano e non sottocosta.
Sono passaggi obbligati quando cerchi il limite e devi prendere la mano su barche non convenzionali come gli Orma 60, veri e propri puledri di razza.. Niente di male, sono barche così e non lo dico assolutamente con stizza ma... prendi e porta a casa spinacce pungenti. Vedrete che anche io non mancherò di "navigare sul ponte" qualche volta durante la prossima traversata. Fa parte del gioco, cerchiamo di farlo capire anche al pubblico italiano.
Tornando a noi: da nord a sud della Mauritania in 13 ore a 120 Km/h con il carrello al traino sotto 46 gradi di sole attraverso dune, savane, roccia. Alla fine abbiamo fatto anche 100 Km di vera pista, per dribblare la famigerata dogana di Rosso dove non ci avrebbero mai fatto passare. Poi, grande finale nel parco nazionale di Djama tra varani, fenicotteri, caimani e gente che attraversa di nascosto il fiume per trovare una realtà migliore in Senegal.
Un paio d'ore in dogana e poi via verso la magica Saint Luis e le sue fantastiche senoras che tengono in mano l'economia locale da quando le donne e le mogli dei francesi dell'epoca coloniale si sono incaricate di preservare la ricchezza della città.
La mattina seguente in mezzo alle lunghe piroghe colorate che scaricano il pesce in un panorama variopinto e tra le urla dei marabù che dirigono tutta la vita locale, siamo partiti per Dakar.
La verità ve la racconterò nel mio nuovo libro perché ci tengo a rimanere a piede libero fino alla mia partenza, e a quella dei miei amici Maurizio, Cesare e Luca dal Senegal. Posso dirvi per il momento che stanotte non ho dormito molto, e che quando sono entrato nel recinto di Le Marinas a Dakar nascondendomi alla vista del continente e preparandomi alla mia fuga per mare, avevo gli occhi umidi e per la prima volta da decenni ho avuto veramente bisogno di sentire la voce di mia madre.
Spesso non si sa cosa c’è dietro queste avventure, e anche se non è niente di eclatante, il rischio è stato grosso nelle terra di nessuno tra il Sahara spagnolo e la Mauritania e nella gestione dell’entrata in Senegal.
Da domani torno a essere solo un marinaio, un navigatore, un padre di famiglia. Basta con Indiana Jones o Marco Polo come mi hanno chiamato i cubani per anni.... adesso sono di nuovo Corto Maltese. E tutte queste creole lo fanno sembrare ancora più vero…
Vittorio
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